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- La Traviata

 

 

Cast

 

ALFREDO  tenore                     PAOLO RESTIOTTO

 

VIOLETTA  soprano                  TIZIANA FACCIO

GIORGIO GERMONT  baritono OSCAR GARRIDO

FLORA  mezzosoprano              MONICA VOLTAN

ANNINA  mezzosoprano            MERIS BANZATO

GASTONE  tenore                      ROBERT CAPOVILLA

BARONE DOUPHOL baritono    DEVIS FUGOLO

MARCHESE D'OBIGNY basso    MASSIMO ROSSI

DOMESTICO DI FLORA             MARCO BADAN

AMICHE DI VIOLETTA               LELA BORGHERO

 

Sinopsi

 

 ATTO I

[Preludio]. Parigi 1840: a casa della cortigiana Violetta si sta svolgendo una festa [Dell’invito è trascorsa già l’ora]. Gastone presenta a Violetta Alfredo Germont, che da qualche tempo è segretamente innamorato della padrona di casa. Durante la sua recente malattia Alfredo si è recato più volte a casa di Violetta per accertarsi del suo stato di salute, tanto che la stessa Violetta rimprovera il suo protettore, il Barone Douphol, di non aver avuto la stessa sollecitudine del giovane. Poco dopo Alfredo, seppur inizialmente riluttante, propone un brindisi [Libiamo ne' lieti calici], al quale si unisce subito Violetta, seguita dagli altri invitati, che cantano gioiosamente le lodi del vino e dell'amore. [Che è ciò]Mentre gli ospiti si spostano nell’altra sala per ballare, Violetta si sente mancare ed è costretta a tardare un attimo. Così si trova sola con Alfredo che la sostiene e le dice che questa sua vita finirà per ucciderla. [Un di felice eterea]Approffitando del momento, Alfredo le dichiara di amarla e sebbene Violetta sia toccata da questa sincera passione lo consiglia di desistere in quanto si dichiara incapace di amare. Nonostante tutto gli promette che si sarebbero visti ancora. Gli ospiti se ne vanno e Violetta [E’ strano… Ah, fors’è lui] è sorpresa di come la dichiarazione di Alfredo l’abbia colpita. Il suo amore è una gioia a cui mai lei avrebbe sperato: amare ed essere amata. [Follie! Sempre libera…] Poi, come timorosa di illudersi troppo, riafferma la sua indipendenza da ogni legame, la dedizione alla libertà e ai piaceri dei sensi.

 

ATTO II

Violetta ha rinnegato la sua vita precedente e da tre mesi sta vivendo con Alfredo in una casa in campagna nei dintorni di Parigi. [Lunge da lei… De’ miei bollenti spiriti] Alfredo canta sul periodo felice trascorso insieme, ma subito la sua felicità s’incrina, quando scorge la domestica Annina rientrare da Parigi e viene a sapere che è stata mandata dalla signora a vendere tutti i suoi avere perchè in gravi difficoltà economiche. [O mio rimorso] Alfredo decide di correre in città per cercare i soldi. Intanto Violetta apre la posta che le arriva da Parigi; sorride agli inviti dei vecchi amici che la reclamano a feste che a lei ormai non interessano più, quando le annunciano l’arrivo di un signore: non gli avvocati che lei si aspetta, ma il padre di Alfredo, Giorgio Germont. Costui prima l’accusa di rovinare economicamente il figlio; poi, quando Violetta gli mostra, documenti alla che è lei che si sta rovinando, cambia il tono recriminatorio in rammarico. Sebbene riconosco l’autenticità del suo amore verso Alfredo, le chiede di fare un sacrificio per il loro bene: [Pura siccome un angelo] questa sua relazione sta compromettendo il matrimonio della sorella di Alfredo, in quanto il futuro genero ha deciso di lasciarla se Alfredo non interrompe il vergognoso rapporto. Le chiede di lasciare suo figlio per sempre. Violetta è inorridita ed esterna tutta la forza del suo sentimento [Non sapete quale affetto] e gli dice che preferirebbe morire. Ma il vecchio ipocrita finisce col convincerla insinuandole che l’amore è legato alla bellezza [Un dì, quando le veneri], che cede presto alle prime rughe e alla noia. A questa possibile verità, la donna china il capo [Dite alla giovane]: farà credere all’amato di non poter lasciare la vita di prima. Germont attende in giardino il rientro del figlio mentre Violetta [Dammi tu forza, o cielo] scrive dapprima al barone Douphol, poi ad Alfredo per annunciargli la sua decisione di lasciarlo; non appena terminata la lettera, Alfredo entra agitato perché ha saputo della presenza del padre. Propone a Violetta di andare a conoscerlo ma lei [Amami Alfredo], dopo essersi fatta giurare l'amore di Alfredo, fugge. Alfredo si insospettisce della fuga di Violetta, e quando vede la lettera sul tavolo, capisce che lei è alla festa, e, infuriato, decide di recarsi anche lui a casa di Flora, [Di Provenza il mar] nonostante le suppliche del padre.

Scena 2

[Avrem lieta di maschere la notte] Alla festa a casa di Flora Bervoix si vocifera della separazione di Violetta e Alfredo. Durante i festeggiamenti per il carnevale,Ospiti vestiti da zingarelle e matadori intrattengono gli invitati. [Alfredo, Voi!]Alfredo entra ostendando indifferenza e vince ben presto una gran quantità di denaro alle carte. Violetta arriva accompagnata dal Barone. L’incontro è imbarazzante, la tensione è estrema. Alfredo vince al gioco perfino il suo rivale barone. Viene annunciata la cena e i convitati si recano in sala da pranzo. Violetta chiama in disparte Alfredo, cerca di giustificare il suo comportamento ma, per non svelare la trama paterna, è costretta a mentire, a dichiarare che ama il barone. Infuriato [Ogni suo aver tal femmina], il giovane invita tutti gli altri ad ascoltarlo e alla loro presenza denuncia la donna, gettandole ai piedi con disprezzo una borsa di denari. [Oh, infamia orribile] Per un gesto così volgare unanime è la riprovazione, a cui si unisce quella del padre Germont [Di sprezzo degno se stesso rende] entrato appena in tempo per assistere alla scena. L’atto termina con un concertato che assomma la condanna dei convitati alla disperazione di Violetta e al rimorso di Alfredo, che viene sfidato a duello dal Barone.

 

ATTO III

[Preludio]. Violetta [Annina? - Comandate?] è sul letto di morte gravemente malata di tubercolosi, assistita dalla fedele domestica Annina. In seguito arriva il dottor Grenvil che conferma ad Annina la tragica fine a cui è destinata Violetta. Fuori è Carnevale e Violetta manda Annina a distribuire soldi ai poveri. [Teneste la promessa… Addio del passato] Sola rilegge la lettera ricevuta da Germont, che la informa del duello tra il Barone e suo figlio, in cui il primo è rimasto ferito ma lievemente; inoltre le scrive che Alfredo sa ora la verità sul suo sacrificio e che dall’estero sta tornando precipitosamente da lei. E lei aspetta [Addio del passato] tra speranza, timore e la consapevolezza che ormai è troppo tardi. [Signora, che t’accade] Torna Annina in grande agitazione, e non fa a tempo ad annunciarle l’arrivo dell’amante che lui entra e l’abbraccia. [Parigi, o cara] Alla commozione e alla gioia segue un duetto dove i due innamorati si immaginano un’altra vita felice insieme. [Gran Dio!... morir sì giovane] Violetta vorrebbe alzarsi e partire subito, ma le forze la tradiscono e ricade sul canapè tra il dolore e la costernazione di Alfredo. Sopraggiunge anche Germont, pieno di rimorsi, e con lui il dottore rimorsi. [Ah Violetta! Prendi, questa è l’immagine] Il vecchio chiede perdono per i dolori causati, ma oramai è evidente a tutti che Violetta è in fin di vita. Mentre Alfredo la supplica di non lasciarla, per un attimo sembra riprendersi e si lascia ad un pianto di gioia, ma subito dopo cade morta tra le braccia dei suoi cari.

 

 

 

 

 

 

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